contenuto extra: Cambia-il-mondo

Achille Occhetto artefice della “svolta” dell’89, detta della Bolognina, e fondatore del Partito Democratico della Sinistra.
Nato a Torino il 3 marzo 1936, pubblicista, studi universitari di filosofia.
E’ stato l’ultimo segretario del Partito comunista italiano (dal 1988) e il primo segretario del Partito democratico della sinistra (fino al 1994) ; è stato co-fondatore e vicepresidente del Partito del Socialismo europeo nel 1990, più volte eletto deputato nel Parlamento italiano e in quello europeo e presidente della Commissione Affari esteri della Camera (dal 1996 al2001); membro del Consiglio d’Europa dal 2002 al 2006.
Il suo impegno nella politica attiva è stato fortemente influenzato dalle prime esperienze dell’adolescenza e dall’ambiente familiare. Quando era ancora ragazzo ha avuto la possibilità di assistere alle misteriose esperienze della vita cospirativa, che si svolgevano nell’appartamento di famiglia, diventato la sede clandestina della “Sinistra cristiana”, movimento antifascista formato da cattolici comunisti e fondato da Felice Balbo e da Franco Rodano. Il ricordo di quegli anni, dominato dall’andare e rivieni di gappisti e partigiani comunisti, socialisti, cattolici e del Partito d’Azione, rimarrà fortemente impresso nella sua formazione morale e influenzerà l’ispirazione fondamentale della Svolta, guidata dall’aspirazione verso una nuova unità tra tutte quelle componenti che la guerra fredda aveva diviso, e che invece nella sua infanzia aveva visto guidate da una formidabile ispirazione ideale unitaria.
La stessa Torino degli anni del primo dopoguerra gli si è presentata come una affascinante scuola di impegno sociale e culturale. Suo padre, assessore nella prima Giunta della Liberazione, lavorava alla Casa editrice Einaudi dove si respirava un clima culturale e politico sorretto da grandi speranze sul futuro della nuova Italia. In quel clima ebbe modo di conoscere, a casa dei genitori,ItaloCalvino, Natalia Ginzburg e Cesare Pavese, che nell’estate del 1950 gli correggeva i compiti di latino. Un anno dopo si trasferisce da Torino a Milano al seguito del padre che va a lavorare nella nascente Casa editrice Feltrinelli. A Milano, abbandonata, in seguito a una meditata crisi religiosa, la breve esperienza torinese di “aspirante” dell’Azione cattolica, si getta nella militanza laica del movimento degli studenti medi e dei giornaletti d’Istituto, prima, e nel lavoro politico davanti alle fabbriche, poi.
Iscritto alla Fgci (Federazione Giovanile Comunista Italiana)nel 1953, dà vita al Circolo Universitario Antonio Banfi, al quale nel 1956 farà approvare un documento di protesta per l’intervento sovietico in Ungheria. Nei primi anni ’60,nei quali a Milanoèeletto Segretario provinciale della FGCI ericopre incarichi di responsabilità nell’Ugi (Unione Goliardica Italiana)celebra il suo primo matrimonio con la giovane architetta Nina Ravelli.
Nel 1961 si trasferisce a Roma dove, prima di diventare Segretario generale della Fgci, assume la direzione nazionale degli universitari comunisti e diventa Direttore del settimanale “Nuova generazione”. Conduce attraverso questo strumento le prime battaglie per il distacco dalla politica di Mosca, per la riabilitazione di Trosky, Bucharin, Rosa Luxemburg e per la democratizzazione dei paesi socialisti.
In seguito al deludente XXI congresso del Pcus fa uscire un numero speciale di “Nuova generazione”, fortemente critico nei confronti dell’Urss per non avere dato seguito alle aspettative di rinnovamento annunciate dal famoso XX congresso con la clamorosa denuncia dei delitti di Stalin da parte di Kruscev. Fu quella l’occasione del suo primo rilevante incontro con la grande politica e con una forte personalità che incuteva timore e rispetto come Palmiro Togliatti. Infatti, avendogli inviato il numero speciale di “Nuova generazione”, Occhetto aveva chiesto al Segretario delPci un incontro per riceverne un giudizio. Con sua grande sorpresa si trovò per la prima volta a distanza ravvicinata davanti a un Togliatti paterno e quasi cospirativo che con fare di intesa gli disse che quella pubblicazione era buona, aggiungendo:”Diffondetela, madiffondetela soprattutto nel partito e non solo tra i giovani.” Questo incontro gli fece capire che la politica non era solo militanza, ma anche senso delle opportunità e che Togliatti aveva piacere che si facessero sapere e si dicessero cose che lui, con la sua responsabilità, non poteva ancora dire.
Nell’estate del ’64 pronuncia a Piazza San Giovanni, davanti a più di un milione di persone, una delle orazioni funebri al funerale di Togliatti, prendendo la parola subito prima della Passionaria (soprannome dell’eroina della guerra civile spagnola Dolores Ibarruri).
Nel 1965 viene inviato da Luigi Longo, assieme a Giancarlo Pajetta, in una missione attraverso tutti i paesi dell’Est per valutare le varie posizioni sulla guerra del Vietnam.
A Pechino incontra Mao-Tse-Tung e Thien Siao Ping. In quella occasione la delegazione italiana rompe con i cinesi sulla questione della “coesistenza pacifica”.Il viaggio culmina con gli incontri ad Hanoi con Ho-Ci-Min e Giap. Nel corso di un seminario con i massimi dirigenti vietnamiti e alla presenza dello stesso Ho-Ci-Min Occhetto tiene una relazione sul tema: “Coesistenza pacifica e movimento di liberazione dei popoli”.Il viaggio termina con la consegna, nottetempo, di una bandiera dei partigiani italiani ai combattenti vietnamiti che si trovano al fronte.
Di ritorno in Italia, Occhetto lancia una campagna di manifestazioni che dalla Fgci si stenderà all’insieme del movimento studentesco e che animerà quella che verrà chiamata “lagenerazione del Vietnam”.
Dal 1966 al 1969 è responsabile della Sezione centrale di Stampa e propaganda, e fa parte del ristretto Ufficio di segreteria, dal quale appoggia attivamente, assieme a Luigi Longo, il movimento del’68.
Nello stesso 1968, al Convegno degli Universitari ad Ariccia,dichiara l’esigenza di una profonda e nuova rivoluzione democratica nei paesi del socialismo reale, subendo, per questo, un duro processo nella Direzione del Pci, di cui fa parte dal 1966. Per le sue posizioni eterodosse viene inviato in Sicilia, dove dal 1969 al1976 assume l’incarico, prima, di segretario della Federazione del Pci di Palermo e poi diSegretario regionale. Eletto nel Consiglio comunale di Palermo si distingue nella lotta alla mafia e contro la rielezione di Ciancimino a sindaco della città, dando vita, assieme a Sciascia e Guttuso, alla lista del “Buon governo” per la liberazione di Palermo dalla criminalità organizzata. In Sicilia, separatosi da due anni dalla prima moglie, ebbe i suoi due figli – Malcolm e Massimiliano – dall’attrice e voce recitante di Luigi Nono Kadigia Bove, di origini somale.
Eletto deputato al Parlamento italiano il 20 giugno 1976 nella Circoscrizione della Sicilia occidentale, è stato riconfermato in tutte le successive legislature, fino al 2006. E’ stato membro delle Commissioni Istruzione e Belle Arti, Affari costituzionali, Affari esteri e comunitari, Commissione Speciale di indagine sulla P2 e della Commissione Bicamerale per le Riforme istituzionali.
Nel partito dirige laCommissione per i problemi del Mezzogiorno, lanciando una campagna contro il consociativismo dilagante, di cui lo stesso Pci si era fatto, in parte, responsabile. In seguito dirige la Sezione nazionale della Scuola e Università, impegnandosi sui temi della riforma universitaria.
Nel corso di tale impegno conosce la docente in pedagogia, assessore all’istruzione del comune di Bologna e in seguito senatrice,Aureliana Alberici, con la quale , dopo una convivenza di sette anni, si sposerà nel 1987.
Dopo il XV Congresso(1979) entra nella Segreteria Nazionale del Pci, di Enrico Berlinguer. Pubblica “Intervista sul ’68” (ed. Editori Riuniti) e “Per un nuovo movimento” (ed. Laterza).
Dall’87 al ’91 è con Mario Segni il principale promotore della stagione referendaria sulla legge elettorale e per la elezione diretta dei Sindaci. Ha inizio, come vice segretario, il suo impegno per il cambiamento del sistema politico e il passaggio al bipolarismo e alla alternativa tra coalizioni di centro-sinistra e coalizioni di centro-destra.
Viene eletto Segretario generale del PCI dal Comitato Centrale del 21 luglio 1988 e riconfermato nella stessa carica il 22 marzo al XVIII Congresso del partito, alla fine del quale, su proposta dello stesso Occhetto, si decise di dare al partitola denominazione di “Nuovo Pci”.
Nella primavera del 1989 e’ il primo Segretario del PCI a recarsi negli USA, assieme a Giorgio Napolitano, allora responsabile della sezione esteri del partito. Nel corso di quella visita ebbe modo di informare le massime cariche del Congresso degli Usa e i principali politologi ed esperti di relazioni internazionali delle intenzione del “nuovo Pci” di far parte integrante della sinistra europea e delle sue massime istituzioni.
Ricevuta la notizia della strage di Tien a Men nel corso di un comizio a Firenze, lo interrompe per recarsi a Roma a una manifestazione, da lui stesso promossa, davanti all’ambasciata cinese, dove dichiara che è morto il comunismo dei paesi del socialismo reale.
Nel luglio del 1989 da vita alla prima esperienza nella politica italiana di “Governoombra”, con il quale si intende prefigurare l’intenzione di un mutamento del partito nella direzione di una alternanza democratica, all’interno di un sistema politico diverso.
Il 10 novembre del 1989 cade il muro di Berlino e Occhetto, dichiarando finita l’epoca storica della divisione del mondo in due blocchi contrapposti, incomincia a affermare che è giunto il momento di fare crollare anche il muro ideale che aveva diviso le forze democratiche e di sinistra della Resistenza.
Due giorni dopo, in una celebrazione di partigiani alla Bolognina, lancia la “Svolta”. E con la “Svolta” l’idea del nuovo inizio della sinistra e di tutto il sistema politico italiano.
All’inizio del 1990 viene rieletto segretario al termine del Congresso nazionale di Bologna – denominato il congresso della svolta -, dominato per la prima volta da una libera e vivace discussione tra correnti politiche contrapposte, il che segnerà, in questo modo, la fine storica del “centralismo democratico”.
La decisione a favore della svolta fu caratterizzata dal più ampio dibattito democratico mai verificatosi in tutti i partiti e dalla più vasta consultazione politica della base dei militanti, che coinvolse una parte rilevante del paese: al termine di quel processo il 70 per cento si dichiarerà favorevole al cambiamento. Alla fine del 1990 scrive la”Dichiarazione di Intenti” con la quale propone valori, propositi strategici, nome e simbolo del nuovo partito. Appare, per la prima volta, la Quercia.
Pubblica il libro “L’indimenticabile ’89” (ed. Feltrinelli).
Il 3 febbraio 1991, a Rimini, nasce il Partito Democratico della Sinistra a conclusione del XX Congresso Nazionale del PCI. Una parte di quel terzo di militanti che si era dichiarato contro la svolta decise di scegliere la strada della scissione, fondando “La Rifondazione comunista”; un’altra parte, capeggiata da Ingrao, Tortorella e Natta, decise invece di restare nel nuovo partito, dando vita a una corrente politica.
Achille Occhetto è eletto Segretario nazionale del Pds,riunito a Roma l’8 febbraio 1991, diventando così l’ultimo segretario del Pci e il primo del Pds.
Tra il 1990 e il’91 promuove il primo impeachmentdella storia della Repubblica, nei confronti di Francesco Cossiga.
Grazie a intensi contatti internazionali con leader come Kruscev, Ho-Ci-Min, Arafate Gorbaciov accresce la sua esperienza internazionale. E’ particolarmente con Gorbaciov che in quegli anni intrattiene interessanti scambi di idee, al punto che il leader sovietico, in un viaggio a Roma, chiamatoda alcuni prestigiosi oppositori della svolta a un incontro volto a fargli prendere le distanze dall’iniziativa di Occhetto, si negò all’incontro, pur mantenendo una posizione neutrale nei confronti del dibattito interno al Pci.
Successivamente gli incontri conMitterand,Mauroy, Palme, Brandt, Kinnock, Perez, gli consentono di svolgere una attiva azione internazionale volta a favorire l’ingresso del Pds nell’Internazionale Socialista.
E’ tra i soci fondatori del Partito del Socialismo Europeo.
Nel 1993, con l’elezione diretta dei Sindaci, la sinistra, per la prima volta, conquista, eccetto Milano, tutti i principali comuni italiani.
Tra il ’90 e il ’93 si apre un periodo complesso e a volte tempestoso nei rapporti tra Occhetto e Bettino Craxi,contraddistinto da momenti unitari come quelli sulla crisi di Segonella e la comune solidarietà verso Arafat, e momenti critici che spinsero Occhetto contro il leader socialista su alcuni temi quali: la questione morale e la campagna contro la magistratura, la richiesta di annessione dei comunisti nell’unità socialista, la permanenza di Craxi nel pentapartito a centralità Dc,e , soprattutto quella che Occhetto considerava la miopia e la ingenerosità mostrata dal dirigente socialista nei confronti del processo aperto dalla svolta.
Nel 1993, nel clima arroventato di “mani pulite” si pone il problema della formazione del Governo nazionale. Occhetto sostiene, anche con forti polemiche interne al suo partito e a una parte della Dc, che era necessario conferire l’incarico a una personalità esterna al sistema politico e appoggia epromuove, in accordo con il Presidente dellaRepubblica OscarScalfaro,la designazione diAzeglio Ciampi, anche con l’indicazione di alcuni ministri competenti di area Pci-Pds e della sinistra ecologista. Successivamente, il voto alla Camera dei deputati contro la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Craxi spinse il Pds a ritirare i suoi ministri, pur mantenendo il pieno appoggio al governo Ciampi.
Nei mesi immediatamente precedenti le elezioni politiche del 1994 cerca di dar vita ad un’ampia coalizione atta a opporsi ai rischi di destra che provenivano dall’entrata in campo di Berlusconi, rivolgendosi sia a Martinazzoli che a Segni. Dopo il fallimento di ogni ipotesi di coalizione ampia, dovuto in gran parte all’ idea della Dc di continuare a giocare un ruolo centrale nella politica italiana, Occhetto si vide costretto a una alleanza più ristretta che gli impediva di indicare un leader per tutto l’arco di centro sinistra. Alle elezioni politiche del 1994 si presentò così una coalizione di sinistra denominata Alleanza dei progressisti,che si contrappose al raggruppamento centrista dell’ex Dc (ilPatto per l’Italia) e al nascente centrodestra (Polo delle Libertà) di Silvio Berlusconi.
Il risultato delle elezioni segnerà la vittoria di Berlusconi, anche se la sinistra nel suo insieme raggiungerà una percentuale senza precedenti, e il neonato Pds aumenterà addirittura di 4 punti in percentuale.
Ma coerentemente con la nuova fase bipolare e per una visione diversa della funzione dei partiti e della politica, Occhetto, dopo le elezioni europee del mese successivo, decise di lasciare la segreteria del partito.
Nell’estate scrive il libro “Il sentimento e la ragione” (ed. Rizzoli) attraverso il quale ripropone l’itinerario di sentimenti e pensieri che lo condussero alla “Svolta”, e spiega i motivi delle sue dimissioni. In quel libro lancia anche l’idea della “Carovana”, cioè di una coalizione che prefigura, in parte, l’Ulivo, come concepito successivamente, e che porterà alla candidatura di Prodi come premier della coalizione nelle elezioni del ’96.
L’8 marzo 1995, a Barcellona, è eletto Vice Presidente del PSE(Partito socialista europeo).
Dopo il voto delle elezioni politiche del 21 aprile 1996, viene eletto presidente della III Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati, incarico che gli consenteun nuovo periodo di intenso impegno internazionalista. Promuove una indagine conoscitiva sullariforma dell’ONU che presenterà al Segretario Generale delle Nazioni Unite. Kofi Annan, successivamente, andrà su suo invito, a discuterlo davanti alla commissione esteri della Camera dei deputati. Su questa base Achille Occhetto scrive il saggio “Governare il mondo” (Ed. Editori Riuniti).
Partecipa al Congresso di Firenze del Pds dove, nel corso di un lungo intervento, motiva la sua contrarietà nei confronti della proposta di trasformare il Pds in Ds attraverso una semplice cooptazione di vecchi apparati che avrebbero dovuto dare al partito il connotato di un partito socialista. Propone invece “una nuova costituente” della sinistra.
Un mese dopo ritorna assieme a Segni e a Di Pietro alla ribalta della iniziativa referendaria.Il referendum per l’abolizione della quota proporzionale, benché sconfitto per mancanza del quorum, ottiene ben 22 milioni di SI, superando tutti i referendum vinti nel passato.
Il 4 marzo 1999 dà vita assieme all’on.Nino Andreatta, al prof.Pietro Scoppola e aTana De Zulueta, a “Carta 14giugno”, associazione per la Costituente dell’Ulivo: per far nascere, dopo la crisi dell’Ulivo, dovuta alla cacciata di Prodi dal Governo, una nuova esperienza ulivista denominata il Grande Ulivo.
Nel corso del 2000scrive “Secondo me” : una sua autobiografia, ricca di eventi storici, che si presenta come la radiografia della evoluzione di una generazione di comunisti nella direzione del socialismo della libertà.
Si è definitivamente allontanato dal partito nel 2004 quando in polemica con i primi tentativi dicostituzione del Pd, che a suo parere si presentavano come l’ipotesi di una fusione a freddo, rilancia l’idea di una costituente del centro sinistra che favorisse la rinascita di un Grande Ulivo. Nel corso dell’anno si impegna in molteplici iniziative, a cui partecipano esponenti dei cosiddetti “girotondi” e dirigenti di spicco dei Ds, volte a gettare le basi di una lista unitaria dell’ Ulivo attraverso l’apertura di una nuova fase politico-programmatica costituente dell’alleanza, di cui anche movimenti, associazioni, organismi autonomi della società civile potessero sentirsi protagonisti. Ad un certo punto del processo Antonio Di Pietro aderisce all’iniziativa, e si da vita alla lista Di Pietro-Occhetto e società civile che si presenta alle elezioni europee del 2004 e raccoglie solo il 2,1% dei consensi. Occhetto, candidato in tutte le circoscrizioni, sebbene eletto deputato europeo, lascia l’incarico in favore di Giulietto Chiesa, per favorire un rappresentante della società civile. Il 9 luglio c’è la «separazione consensuale» con Di Pietro. Occhetto costituisce il 6 novembre l’associazione Il Cantiere per il bene comune, di cui lo stesso Chiesa fa parte, insieme a personalità comePaolo Sylos Labini, Elio Veltri, Diego Novelli e Antonello Falomi. Il dichiarato obbiettivo del Cantiere è quello del rilancio della questione morale, tema sul quale Occhetto si era impegnato da tempo, a partire dal sostegno delle iniziative di Enrico Berlinguer, e di condurre alla nascita di un nuovo soggetto politico europeista, democratico e di sinistra attraverso una “Rifondazione della Sinistra” che comprendessel’insieme dei partiti e dei movimenti dell’area.
Nel marzo del 2006 pubblica “Potere e antipotere” (ed Fazi) con la presentazione di Gore Vidal.