per un nuovo patto sociale

Operiamo una netta distinzione tra salvataggio del sistema finanziario e rilancio del vecchio modello di sviluppo.
Lo stesso salvataggio del sistema finanziario non deve essere funzionale alla ripresa del modello di sviluppo neoliberista.
Intendo pubblicare quanto ho scritto quattro anni fa perché in piena retorica neoliberista prevedeva quanto è successivamente successo:

Uno degli organi vitali del capitalismo “la finanza” è stato aggredito da un male terribile che rischia di estendersi a tutto il sistema,
di passare dalla crisi creditizia e bancaria a quella dell’economia reale. In questa situazione indubbiamente rischiosa per tutte
le classi sociali si è posto il problema della più vasta solidarietà possibile per andare in soccorso del sistema bancario.
Non c’è dubbio che la minaccia del crollo dei fondi pensione, dell’insolvenza delle banche e della bancarotta delle assicurazioni
colpisce la sicurezza e l’avvenire di tutti i cittadini.
In questo frangente drammatico si rendeva e si rende pertanto necessario uno sforzo comune per fronteggiare la crisi. Ma tale sforzo non poteva
e non può prescindere da una precisa constatazione: di fronte a questa crisi non siamo tutti uguali: ci sono i colpevoli e ci sono le vittime.
Per questo anche nell’opera di soccorso occorre distinguere tra intervento immediato per rianimare il sistema bancario e sostegno al vecchio modello di sviluppo.

Nelle grandi crisi epocali la diversità degli interessi e il conflitto sociale non scompaiono, anzi si acuiscono e si manifestano in forme diverse dal passato.
Per questo la sinistra non può dividersi tra solidarietà unanimista e protesta corporativa. Occorre lanciare un Manifesto di comportamento che tracci a grandi linee
il rapporto che ci deve essere tra la sinistra, e più in generale il centro sinistra, e la crisi.

Ecco quelli che potrebbero essere alcuni capisaldi di tale manifesto:

Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità nazionali e internazionali per fronteggiare nel modo più rapido ed efficace possibile l’emergenza ma attraverso
una netta distinzione tra il salvataggio immediato del sistema bancario, la rimozione delle cause della bolla finanziaria e immobiliare, la rianimazione del mercato
dei prestiti interbancari, da un lato, e il salvataggio dei banchieri e dei leaders politici che hanno creato la crisi, dall’altro.
Operiamo una netta distinzione tra salvataggio del sistema finanziario e rilancio del vecchio modello di sviluppo. Lo stesso salvataggio del sistema finanziario
non deve essere funzionale alla ripresa del modello di sviluppo neoliberista. Nel momento più acuto della crisi i santoni del neoliberismo hanno riscoperto il valore
della mano pubblica, dalle forme più indirette come quelle che vanno da vaste iniezioni di denaro statale alla compartecipazione negli istituti di credito privati,
fino a giungere alle decisioni, assunte dal santuario del neoliberismo, di vere e proprie nazionalizzazioni. Dopo essere stati costretti per un decennio a mangiare la polvere,
trascinati dietro al carro del vincitore neoliberista, siamo arrivati a un mutamento di clima solo alcune settimane fa inimmaginabile! Non possiamo tuttavia accettare
che i soldi dei cittadini servano soltanto a ridare fiato ai vari responsabili della crisi.
Occorre avere ben presente che si rischia che gli stessi interventi pubblici siano una forma rovesciata di privatizzazione, qualora, come sta avvenendo,
si risolvano esclusivamente in una sorta di salvataggio, con i soldi dei cittadini, che finirebbe per rafforzare il circolo vizioso del reciproco rapporto di dipendenza
tra classe politica e i sedicenti capitani coraggiosi della speculazione finanziaria. Così, dopo avere dissanguato le casse dello Stato – che dovranno essere
rimpinguate dalle tasse e dai tagli della spesa pubblica – gli stessi cittadini si troveranno di fronte allo spettro della disoccupazione e della recessione.
Lo stesso intervento dello Stato non è neutro: occorre mettere in campo un sistema pubblico diverso per il modo di operare e per le finalità produttive e sociali
che lo devono contraddistinguere. Non vogliamo il ritorno dei boiardi di Stato! Chiediamo pertanto che la compartecipazione dello stato nelle banche private
sia accompagnata da una compartecipazione democratica dei cittadini da realizzarsi attraverso forme efficaci di nuova democrazia economica.
Deve riemergere, al di sopra del mercato, il tema ineludibile delle regole. Ciò comporta il rafforzamento dei controlli pubblici e la discussione democratica
degli orientamenti di spesa e di investimento. Questa è la prima condizione per realizzare un effettivo passaggio dalla finanziarizzazione selvaggia di questi anni
alla centralità del lavoro produttivo.
Riteniamo che la ripresa dei flussi finanziari e il mercato dei prestiti bancari – il cosiddetto money market – debbano essere messi al servizio di nuovi modi
di consumare e di produrre che abbiano al proprio centro l’economia del sole e dell’aria al posto di quella del petrolio, del carbone e del nucleare.
Ciò comporta un deciso spostamento delle risorse finanziarie dalle politiche riarmiste a quelle dell’intervento per la salvezza del pianeta.
Affermiamo la necessità che la compartecipazione del pubblico da mero salvataggio transitorio dei vecchi poteri forti si trasformi in un nuovo patto sociale
che comporti una diversa distribuzione del reddito e del potere tra capitale e lavoro e sposti il baricentro a favore delle classi e dei paesi meno abbienti.
Si tratta come si vede solo di alcune direttici molto generali che tuttavia, a mio avviso, potrebbero essere messe alla base di un lavoro ben più ponderoso di discussione e elaborazione di concreti progetti alternativi rispetto al fallimentare pensiero unico globale del monetarismo neoliberista, messo in ginocchio dalla più grave crisi del capitalismo dal 1929.

Achille Occhetto