La prima Rinascita, fondata da Togliatti dopo la caduta del fascismo, ha accompagnato la ricostruzione del paese e il corso accidentato della Prima Repubblica. La nuova Rinascita si affianca al compito storico di far nascere la Seconda Repubblica e si impegna per la rinascita intellettuale e morale del paese.

Attorno a questa testata, oggi, possono raggrupparsi le componenti referendarie, svoltiste e del nuovo inizio che in modo coerente si sono battute per aprire una nuova fase della politica italiana.

Al centro di tale impegno si deve collocare il capovolgimento del rapporto tra giustizia e libertà, nella direzione di un movimento di libertà e giustizia.

Questo capovolgimento sta a significare che non è la giustizia condizione di libertà, ma è la libertà che può rendere possibile la giustizia e quindi l’uguaglianza tra gli uomini.

Così come è la libertà condizione di verità e non viceversa.

Vuol dire questo che vanno messe in discussione le finalità generali di emancipazione umana? Tutt’altro.

E’ che esse vanno ricollocate in un nuovo universo concettuale e di valori, in una nuova realtà spirituale.

Quel che dunque l’ esigenza di una rinascita ci indica è, innanzi tutto, la necessità di una conversione delle forze eredi del movimento operaio al primato della libertà.

La conversione a un liberalismo non agnostico e convenzionalista ma fondato su saldi valori e perciò in grado di contaminare e unificare ispirazioni diverse: laiche e cattoliche.

Ma l’autentico travaglio morale e intellettuale di un nuovo inizio non può ridursi all’uso di parole come liberalismo, mercato, come se fossero simboli araldici da sbandierare per entrare nel salotto buono.

L’epoca nuova non può che avere nel liberalismo il suo punto di riferimento comune a tutti, per quel che riguarda la sfera etica, quella economica, quella delle istituzioni e del rapporto tra i poteri.

La nuova Rinascita rivive così nell’anno del cinquantenario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, che nel suo primo articolo afferma che ogni essere umano è nato libero ed uguale.

Libertà ed uguaglianza sarà dunque il nostro motto, al fine di congiungere tra di loro due grandi ideali che in questo secolo sono rimasti separati, grazie al tragico errore dell’avere contrapposto l’uguaglianza alla libertà da parte della sinistra rivoluzionaria e la libertà all’uguaglianza da parte della destra liberale.

La mediazione tra i due termini costituita dalla fratellanza della rivoluzione francese, che oggi chiamiamo solidarietà, può dare i suoi preziosi frutti solo se si supera il primato della società politica sulla società civile, permettendo alla società civile di farsi essa stessa politica diffusa.

L’obiettivo fondamentale del terzo millennio deve pertanto essere quello della libertà reale.

L’esigenza di una nuova Rinascita morale e intellettuale parte dal presupposto che la politica si è rotta.

Che la politica alta e progettuale è stata sostituita dall’idea del successo per il successo e del potere per il potere.

Per questo chiameremo a raccolta tutti coloro che, nell’attuale clima stagnante in cui sta affondando l’idea stessa di progetto, vorranno adoperarsi al fine di sostituire alla real politik una effettiva ideal politik.

Chiameremo a raccolta tutti coloro che, come abbiamo detto il giorno in cui abbiamo proclamato il nuovo inizio, vorranno gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Chiameremo a raccolta quanti, attraverso gli strumenti intellettuali a loro disposizione, vorranno capovolgere il clima di acquiescenza e di conformismo nei confronti del pensiero unico mondiale monetarista.

Chiameremo a raccolta tutti coloro che sentono fino in fondo la radicalità della parola libertà.

E chiameremo a raccolta quanti sono all’opposizione non di questo o quel governo, ma dell’attuale stato di cose esistente.

Quanti si rendono conto che il governo non è l’obbiettivo finale, ma è solo uno, e non sempre il più importante, degli strumenti per determinare un cambiamento, che in alcuni settori è solo all’inizio ed in altri non è ancora iniziato.

La rivista non avrà pertanto bisogno del carro di Tespi, delle maschere fisse e girovaghe del politicismo italiano.

Potranno invece scrivere quanti hanno il gusto del paradosso.

Il paradosso andando oltre la ragione discorsiva è una forma di conoscenza.

Il paradosso è la forma di pensiero che si avvicina al modello scientifico, che viene poi per approssimazioni successive avvicinato alla realtà.

Il paradosso ha anche dentro di sé qualcosa di dissacrante.

Chi non ha paura di tutto ciò può scrivere sulla rivista.

Bisogna avere dentro di sé qualcosa del distruttore, per potere ricostruire meglio.

La rivista sarà promossa da personalità note, di alto livello, le quali tuttavia sono mosse dall’ambizione di lasciare il testimone a giovani ancora sconosciuti, che vivono e studiano nelle scuole, nelle università, nella società del lavoro e della produzione, e che vengono respinti o tenuti fuori dal sistema informativo e culturale lottizzato. Che non riescono ad affiorare.

Per questo vogliamo fornire loro uno strumento agile e fresco mettendo la rivista a disposizione di chi sente ancora come una virtù la capacità di indignarsi.

Coloro che tutto giustificano con il parallelogramma delle forze e degli equilibri in campo non avranno voce in questa rivista.

Sarà anche la rivista che andrà alla ricerca dei nuovi orientamenti culturali, politici, ma anche artistici ed espressivi che scorrono sotto la pelle della società.

Non vuole essere una rivista topografica, nel senso che non intende partecipare alla affollata maratona che si dirige verso la conquista del centro.

Ma si limita a dire la verità, naturalmente la sua verità, senza peli sulla lingua e senza guardare in faccia ne’ al centro, né alla destra e neppure alla sinistra.

Sarà una rivista contro ogni forma di ossificazione delle maggioranze in regime. Quindi contro ogni forma di regime, sia esso di destra o di sinistra.

La rivista si propone di essere il centro animatore di un movimento di idee e di iniziativa politica.

Non sarà la rivista di una corrente di partito ma si muoverà nell’arco politico dell’ulivismo, con l’intento di facilitare il superamento delle vecchie coalizioni partitiche e di muovere nella direzione di un nuovo soggetto della politica italiana.

Un movimento di idee che guarderà, anche oltre l’ulivo, a tutte le autentiche componenti liberali della società italiana disposte a dichiararsi contro ogni forma di regime, ovunque essa si annidi.

Per questo non sarà una rivista contro i partiti, ma una rivista per una nuova idea di partito.

Lo stesso movimento della rivista rappresenterà l’esperienza di un modo nuovo di fare politica, in forme volontarie ed associate, cercando di contribuire così alla crescita e alla formazione del nuovo soggetto politico, al modo di “essere parte”, e quindi partito, nelle società aperte del terzo millennio.

Il primo atto politico della rivista e del suo movimento di idee sarà quello di partecipare attivamente alla costruzione di una democrazia dei cittadini attraverso la raccolta delle firma per il referendum maggioritario.

Sulla base di questi richiami formerò la squadra della rivista e del conseguente movimento ideale e di iniziativa politica.

Molte personalità di rilievo hanno già aderito con entusiasmo al progetto.

Ma oggi lancio un appello a coloro che sono da noi sconosciuti e che probabilmente nel futuro saranno coloro che animeranno, in vario modo, questo paese, chiedendo loro di farci sapere se sono interessati all’impresa.

Un’impresa che non ha come fine quello conservatore e arretrato di formare una nuova classe dirigente, ma quello gramsciano di porre fine alla distinzione e alla contrapposizione tra governati e governanti.

La rinascita della politica compie il tragitto che muove dalla società civile alla politica e non cresce all’interno dei confini angusti e sterili, perché non fecondati dall’esperienza, della sola politica, della politica politichese, della politique d’abord.

Può scrivere sulla rivista chi ha bisogno di sentirsi libero dai condizionamenti del vecchio pensiero politico, dalle rigidità delle correnti e dei partiti, dai condizionamenti del falso realismo politico.

Chi vuole, come ho detto prima, gettare, ancora una volta, il cuore oltre l’ostacolo per dar vita ad un nuovo inizio della politica e della democrazia.

Per un movimento di rinascita…